LE MANTIDI


Le Mogli-Mantidi aspettano che i mariti entrino in Pensione – come il climaterio – per smembrarli, dolcemente.
Vola vola vola vola vola l’Ape Maja, cantano e succhiano il midollo dalla testa, il foro occipitale come il foro per cannuccia nella noce di Cocco ai tropici, o alle vacanze Valtùr.
Essi si prestano – i Mariti – allo sbranamento – è il rito, dicono, all’ultimo momento, colti come di sorpresa da un amico – falso – portatore di presentimento.
È il rito, ripetono contriti, trascinando le ciabatte sfatte sull’asfalto che diventa il marciapiedi, irto di vetri e sassi assai taglienti. Sibilano, sbuffano, teste pelate e vertebre saldate dai passi cementati e quasi allegri, se la felicità è i 35 minuti di aria sporca – condizionata e esausta sulla strada, respirata ed espirata male sotto Casa.
Sotto stretta sorveglianza delle Mantidi, che pavoneggiano tinte truccate di mano fresche, al loro braccio che finisce adunco in una mano secca e tremolante, Essi – i Mariti – dietro vetri fumé, lenti sorridono, sdentati e ilari, gengive rosa e moccio al naso asciugato dalle solerti dita delle Mogli. A cui hanno detto sì, una volta, all’Altare della Patria, da cui sono rinati Veri Uomini, uomini veri.
Così vanno, amati e sparsi, puntando al Futuro non tanto lontano, denso di promesse non evase o rese al mittente fermo posta; benignamente di umiltà vestuti – Bancari, Farmacisti, Notai e Terrapiattisti della Lega Nord, Est, Ovest e Sud, avvezzi alle scommesse perse, per assurdo. Vincitori, Seduttori doc, sempre nella loro mente.
Le Mogli-Mantidi richiamano, vezzeggiano all’ordine del loro potere ora costituito, bramose di carpire come Sfingi ultracontemporanee oneri e onori dell’estratto conto, taccuini assortiti e portafogli dei Divertimenti. Sorridono, lievi ed enigmatiche – Lievemente Macabre.
Essi si vanno, lasciandosi portare dall’onda amica che ha loro generato figli e sostentamenti, patemi d’animo e rancori, ardenti come fosse Primavera – o la prima volta vera – arcaici quanto basta ad esser Enti, benefici e fecondi. Sempre solventi, con chi lo merita, rendono l’anima alle loro Amanti di per sempre, un po’ confusi ma accordati ai Tempi –  sinceri.
Onesti.
Le Mantidi, loro Mogli di ora e sempre, li sanno di Onestà vestuti e svellono, con perizia, sulla tovaglia a scacchi di cucina ossi lunghi e cavi, femori e clavicole in cui fischiano richiami e nenie soporifere, dopo carte e caffè, battute all’ombra di abat-jour sfrangiati. 
In pentola bollono ossobuchi con salsa di prezzemolo, delizia degli Dei e dei Cani. 
Fuori urlano Sirene verso il Cimitero Grande, ambulanze di chi teme d’esser sabbia, rena sulla spiaggia libera del Tempo, dove posto c’è solo per quelli che si ammarano, i nostri bei Sopravvissuti.
Ecco la moneta, gelato e liquirizia a bastoncino per i belli e per i brutti.
Ossequi, ammiccano le Mantidi dallo scranno, con un lieve gesto della testa, generose.

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