DAL GIARDINO

[…]

Sottrasse la mano sul bracciolo alla sua mano – a furia di tagliare non restava, non restava niente o quasi. Un dialogo al paradosso che fluttuava nello spazio vuoto, un dialogo che bruciava a lettere di fuoco contro la parete, ma non era assurdo, era definitivo.
Come sospeso, come quelle candele accese accanto alla finestra e poi spostati i candelabri nell’interno, sotto lo specchio o sopra un ripiano alto, lucido. Spente con un soffio. Pùf.
Avrebbe detto, ad avere qualcosa da dire.
Dire è dare, aveva insistito per anni una madre loquace fino al giorno della chiusura, labbra incollate allora. Anche lei, che al fratello anticipava per iscritto aspettative altissime sui suoi futuri 17 anni; ancora quattordicenne si vedeva una bellezza, in lizza per i più sublimi cuori della municipalità. Come non era a venire – perché non era noto, si taceva.
Sotto in cucina rumore di padelle; lì si attendeva di restare almeno sole.
Sarei sola senza la mia solitudine, diceva tutto.
L’ospite si alzò di scatto, porse gli ossequi, chiuse la porta.
Non avrebbe dovuto fare più eccezioni, rispondere dal pianerottolo andava bene, comunicare con il Mondo da dietro la tenda anche. Perché no, chi, che cosa lo impediva?
C’era una legge che forzava il cardellino a prendere il suo volo, darsi in pasto al Cielo aperto, farsi scoppiare il cuore di paura?
C’erano anche loro – noi – quelli che sanno quello che non hanno, e che non vogliono.
Si era fatta egoista come l’ape con lo stame carico di polline, tutti i pistilli, ecco cos’era. L’androceo assente. Era un’antera la sua testa liscia, raccolta di parole?
Ogni tanto risalivano dal prato, dalle lame d’erba sbattevano inebetite, pugnaci, contro il vetro alla finestra. Api: che cosa le spingeva a tanto?
Come poteva saperlo, aveva scelto di indovinarlo guardandole, al sicuro del vetro.
Era mezzogiorno e ancora non aveva messo il naso fuori casa, il Mito […]

DI MICHELA PEZZARINI – DIRITTI RISERVATI

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