IL RAGIONIERE

In un Mondo di Cowboys eri un ragioniere. Contavi, facevi il conto, sottraevi.
Moltiplicare e dividere – come pani e pesci – erano funzionali al togliere – togliere (tagliare) ti faceva sentire forte come il killer che esegue la condanna ad arma bianca, filo di lama, ma con la nettezza e il riserbo di chi non sporca mani. Il boia ha sempre il cappuccio sulla testa, no?
Restare con le mani in mano è l’abilità di chi le ha pulite come dopo lavacri caldi di sapone. Era la tua cifra, una specie di 3 dove l’unità in eccesso era la mano di riserva, quella segreta, la Riservatezza. Riserbo maschile.
Conta e riconta i conti tornavano ma non le pecore matte all’ovile. Come diceva Dante. Fatti non foste a essere pecore matte: considerate la vostra semenza. Virtute e Conoscenza. Quasi sempre la conferma delle cifre riluceva precisa e calda, accesa dentro come la lucina in fondo al tunnel, un fuocherello a cui allungare le mani fredde per scaldarsi, i piedi saldi ma bagnati, esporre il cuore.
L’unico caro, il Figlio era morto per questo – si era fermato forte il cuore, smesso di pompare sangue caldo nelle vene, su fino dentro la testa, carne senziente. 
Non è come credi, non è che quando c’è la morte non ci sono io, non è così e chi muore tante volte non per restare in vita ma per viverla – lo sa.
Chi teme la morte non conosce il fondo del morire, il proprio non quello del figlio che è altro, altra cosa. Non ti basta la sicurezza squadrata dei numeri, le Cifre?
Le Cifre ti tendono la mano, si fanno guardare meglio che parole, rimandano sempre ad altro, come gli antichi simboli – nel loro Mondo tutto torna, o quasi, la mobilità dei numeri delibera fini, morti, crimini con l’indifferenza minerale degli alberi morti dentro la foresta.
La forza grigia è di chi resta.

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