301 – LA CARICA DEI

Un amico, inguaiato con i vizi, ti chiese cinque.
Per pura bontà di cuore sganciasti 300 e 1, ma anche il fondo perduto è sempre ritrovato – lost & found, ci insegna la regina B (for Betty).
L’amico inguaiato stava male – invece della canna del gas, svenne nel letto di un’amica.
Sali.
Cognac.
Sambuca Molinari con la mosca.
La Croce Rossa rifiutò aiuto, aizzata da un’altra amica intraprendente che, sagace, confessò soprusi e abusi al telefono amico della Questura.
L’amico inguaiato si adontò.
Scrisse dalla redazione del tabloid più nostrano – più tabloid di esso, nessuno – parole di fuoco degne addirittura di una Vanna Marchi.
Minacciarono, gli amici, di allertare la Procura.
Si tacque.
Sedicente libero, incatenato al tavolo da cucina stava come il cane alla gamba – piede – del legittimo padrone. L’amicizia è cosa dura a digerirsi per natura.
Frattanto si appellò in corner alla convenzione di Ginevra – non dire, non fare, nemmeno baciare. Lettera e Testamento mancavano soltanto. Chissà cosa aveva capito.
Fumati – o bevuti – i 301 in un cri-cri, l’amico inguaiato si acquietò.
La catena segava la caviglia, mai una gioia neanche ai reietti.
Reprobi ma non tanto confessi?
Chi ulula alla luna non guarda – né morde – il dito!

§

Leoncini da qwerty, di voi lo zoo è stracolmo, diceva la cartolina degli auguri.
Oltre che:

Auguri.

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