HECHO POLVO

Per il tuo compleanno spesso un viaggio – posti separati ma stessa destinazione.
In un Zara ti regalasti pantaloni a tubo rosa Schiaparelli e un golf blu cielo con spacchi per fare occhieggiare le clavicole – era o non era la città della movida?
Era ancora quasi inverno e la sera quattro gatti per la rambla spazzata dalla bora o vento affine, forse siberiano o dal polo, nord o sud.
Ricordavi un localino dove si beveva qualcosa tipo cocktail in abito da sera ma era chiuso, il lunedì dei morti, riposo.
Approdammo a una bettola sul porto: ci portarono senza troppe smancerie un cestino ricolmo di bagigi – c’erano bucce secche ovunque – e una zuppa di mare arancio, salatissima e piena di conchiglie: la zuppa dei Pirati!
Fuori nei vicoli non si accendevano le sigarette e girammo in cerca di non si sapeva bene cosa. La giacca che dal nord ti eri portata per la primavera iberica ti faceva congelare e bevesti un punch, mezzo cognac e un tè bollente su di un rettilineo infinito che terminava contro Montjuìc, collina in città.
Dove erano tutti?
La bora spazzava le strade alla grande.

Il lettino nella camera degli ospiti era per un bambino assente o ancora non presente.
Sognai del mare. Del mare, che con la madre no, non c’entra niente.
Una scatola di cioccolatini di Marks and Sparks per compleanno è una sorpresa vera – love ain’t cheap though, you stingy sod.
Girammo sì tra arte contemporanea e negozi semichiusi, a pranzo non ricordo.
Poi visite agli amici.
Uno che abitava in una casa-hotel dentro un palazzo liberty – non era liberty ma lo stile della città.
Niente male eh, commentava, mi sono sistemato (era casa sua) da last time, quando I was selling my body in Tottenham Court Road.
Era così. Non c’era che dire.
Gioviale, ci offrì del gin all’ora del tè, aveva anche l’acqua tonica.
Prendemmo una cioccolata calda senza panna, che in Spagna non si usa, sotto al bar. Lui si mangiò un churro (churro – non curry – churro) e parlando fitto fitto ci regalò inviti per dieci locali chiusi, era qualche festività nazionale o sciopero.
Happy birthday to me, as ever before.

A cena cercammo in lungo e in largo l’indirizzo nella periferia borghese, dove non saprei ridire, ti sembrava tutta ugualmente assai poco da movida.
Gli altri amici vivevano in un cubo di artista e offrirono verdure gratinate al pepe, jamòn e una zuppa molto fredda: era un bel po’ tardi e il piccolo era a letto.
Dormiva su un ballatoio sospeso come un uovo sopra l’open space.
Hecho polvo, commentò il padre con un tenero sorriso.
Zitta la madre, guatava con un velo di sospetto, matriarcale.
Hecho polvo.

Sempre arriva il giorno dopo, quello della partenza o del ritorno.
Nella Cattedrale lapidi iscritte da lettere squadrate senza spazi tra l’una parola e l’altra, il simbolo dei Pirati anche sull’abside. Tibie incrociate, due, e un cranio a orbite vuote.
Fuori nel mattino terso il vento spazzava dalla polvere quello che resta dell’estate della Città vera – la Città vera dell’inverno che la chiama, muta.

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