IL SALE, IL MARE

Ti salva Ercole.
Il sole inizia a bruciare e d’impeto ti butti nelle onde che lambiscono la riva – l’acqua è bassa, fai attenzione a non sbattere sul fondo sabbioso, dune.
Dune mosse nei giorni dalla corrente, lo sai ed è un attimo che la costa è lontana, non riesci a rientrare.
Ti solleva il Mare, l’acqua non ti ha mai fatto paura, perché?
L’acqua verde spaventa
l’acqua verde non si vede il fondo, ti spinge più avanti, 
più indietro a un orizzonte che non vedi e ti cerca, tu cerchi con gli occhi solo
la riva.
Solo la riva.
Sei antica, non più futuribile forse se l’acqua – il Mare! – continua a tenerti, male  
ai muscoli
ai polmoni
al cuore
sempre più piccolo, più grosso, più piccolo. Solo il cuore
vorresti sentire nel frastuono di onde e invece il cuore diventa
polmoni nell’acqua
lontano dall’acqua li devi tenere.
Non bere, chi dice che l’acqua fa bene 
fa male?
A testa alta segnali,
non bere, 
non devi avere paura.
Può andare così
è un momento.
L’acqua non conta,
l’acqua sale, l’onda ti tiene 
là, ferma.
Ti agiti a vuoto.
Non avanzi di un metro, un piede, un gallone.
Non avanzi.
Dietro di te l’orizzonte, una riga lontana
poi c’è l’a capo –
alzo il braccio, lungo. Dalla riva Ercole
ti punta, occhi di falco.
Una, due volte alza il braccio, mostra e apre la mano anche lui,
due, dieci volte.
Alzi il braccio, apri la mano, cinque dita come una foglia.
I fichi sulla terrazza assolata, ossa spolpate sul fondo ma cosa pensi
– parole, foglie.
L’altra mano dalla riva afferra un cerchio rosso, si butta verso di te.
Il punto rosso si muove, è una giornata rossa, avanza lento poi più veloce contro le onde, tutta quell’acqua che si agita,
si muove senza ragione.
Respiri, chiudi la bocca, non vuoi acqua dentro i polmoni.
Dentro i polmoni, acqua.
Il punto rosso è una testa con una bocca che urla Aggrappati.
Ce l’ha fatta, temevi di no ma è lì, il rosso ti salva.
Ti salva.
Ercole giovane ti trae dal gorgo, via dalla buca
Non sai il litorale, ti chiede.
Sì è tutto una duna, buche e secche e tu non lasciarmi.
Non ti lascio, spingi – come un parto per uscire dall’acqua, tratta da mani di altri.
Dal Mare.

Ercole si scuote l’acqua di dosso, riprende la sua postazione – guarda il mare.

Non per tutti è fortuna, non per tutti è un tornare alla terra.

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